L.A. Salami @Home

L.A. Salami

All’Home Rock Bar, in un evento organizzato dagli amici di Sisma (un collettivo di musicisti che organizza live e concerti in vari locali della Marca trevigiana), arriva L.A. Salami, all’anagrafe Lookman Adekunle Salami.

Di origini africane L.A.viene affidato, all’età di due anni, ad una famiglia della costa sud-ovest inglese e cresce facendo spola tra, appunto, Broadstairs dove vive la famiglia adottiva e Londra dove vive la madre naturale.

L’amore per la musica nasce ascoltando alla radio Bob Dylan, questo lo spinge sin da giovanissimo a scrivere le sue canzoni e arriva a incidere il suo primo EP nel 2013. A quel primo Ep ne seguirà un altro, poi l’album Dancing with bad grammar nel 2016 e il suo ultimo lavoro di quest’anno The city of Bookmakers.

Nei vari siti competenti lo descrivono tutti come il nuovo Bob Dylan e questo mi aveva incuriosito, ma non molto non essendo veramente un grande fan di Dylan. Ascolto un paio di canzoni a caso in preparazione al concerto ed effettivamente ritrovo molto di Bob Dylan (“No Hallelujahs Now” in versione live su Rolling Stone e “Day to Day for 6 Days a Week“, la più ascoltata su Spotify), testi ispirati e poetici, chitarra acustica e poco altro attorno. Vado lo stesso, probabilmente avevo bisogno di musica live e di bere qualcosa. È venerdì 2 novembre e non avrei potuto scegliere meglio di così.

Il caminetto (finto eh!) alle spalle del palco è già acceso, apre la serata all’Home Rock Bar un tipo interessante, Alessandro Ragazzo, cantautore e chitarrista veneziano del quale sono amico su facebook da anni anche se adesso non ricordo il motivo dato che in realtà non ci conosciamo. Ho già sentito qualche suo pezzo sbirciando i video di esibizioni casalinghe postati negli anni dal suo profilo, ma non avevo mai avuto l’occasione di sentirlo live.

È accompagnato solamente da un bassista, lui è voce e chitarra e comincia con un paio di suoi pezzi eleganti, sinceri e raffinati. Passa per una cover di Psycho Killer dei Talking Heads e conclude il suo breve, ma convincente, live tornando su alcuni nuovi pezzi di sua produzione con testi in italiano che preannunciano l’uscita di un nuovo EP o album. Magari la prossima volta ci beviamo qualcosa assieme, amico di facebook!

L.A. si presenta sul palco con una giacca lunga, rossa e molto vintage stile soldato napoleonico, fatica ad infilare la tracolla della chitarra per accordarla ostacolato dal colletto enorme della giacca che assolutamente non toglie, rimette giù la chitarra, cerca qualcosa in tasca, lo cerca sopra l’amplificatore, chiede qualcosa al suo chitarrista che gli fa cenno di no, farfuglia due parole al microfono, chiede scusa e se ne va.

Durante la sua assenza il chitarrista balla senza scarpe, con ai piedi dei pedulini grigi probabilmente marca nke o piuma, sulle note della musica che alleggerisce il cambio palco. Il bassista, il più serio, o forse il più timido della banda, se ne sta sulle sue, accenna qualche mossa di danza provocato dal chitarrista, ma si ricompone subito. Il batterista risulta ancora non pervenuto.

Quando L.A. torna un minuto o forse più dopo, probabilmente aveva dimenticato qualcosa, infila nuovamente la chitarra a fatica e riprende ad accordarla.

Ah…nel frattempo è arrivato il batterista che sfoggia una sgargiante camicia hawaiana.

Devo dire che questo suo (loro in generale) esordio sul palco ha suscitato in me subito grande simpatia e molta curiosità per questo ragazzo nero di Londra dai capelli arruffati del quale conoscevo veramente poco, solo un paio di canzoni a caso ascoltate in fretta nel pomeriggio per prepararmi all’evento.

Se quell’esordio mi aveva fatto sorridere, questo esordio mi ha lasciato a bocca aperta…

Comincia con questa canzone il suo live…ma non doveva essere il nuovo Bob Dylan?

L.A. Salami è molto di più dell’ennesimo nuovo Bob Dylan, è un cantautore che riesce ad unire questa sua innata dote di cantastorie con il blues, il rock, il folk, forse il gospel e amalgama il tutto a suo piacere a volte con una semplice chitarra acustica, a volte con l’elegante grinta della sua chitarra elettrica e la forza dei bravissimi musicisti che lo accompagnano sul palco.

Sul palco alterna pezzi che lo avvicinano molto al Menestrello premio Nobel, a pezzi (che personalmente preferisco) più blues e rock, grazie anche ad un batterista che di certo non si limita a tenere il tempo e ad un chitarrista che slalomeggia tra le note suonate da L.A. per riempire alla grande gli spazi che rimangono vuoti.

Ad un certo punto la band si rifugia nel backstage, che all’Home è praticamente sopra il palco, nello spazio riservato al dj. Bisogna salire uno alla volta passandosi i vari bicchieri/bottiglie di birra per evitare di cadere.

Il nostro L.A. rimane solo sul palco, ripone la chitarra elettrica, indossa quella acustica e armato di armonica, suona e canta alcuni pezzi in solitaria come “The Talisman On the Age of Glass” e “Loosely On My Mind” (pezzi che consiglio vivamente).

Quando scende di nuovo la banda il concerto riprende ritmo e si chiude alla grande passando per “I Wear this Because is War” e “Terrorism! (The Isis Crisis)“.

Oggi, che sono passati alcuni giorni dal concerto, capisco che il suo live, senza forse rendermene conto immediatamente, mi è veramente piaciuto molto. Lo sto ascoltando in continuazione e sono giunto alla conclusione che, soprattutto Dancing with bad grammar, sia veramente un gran album come alla sua uscita aveva effettivamente sentenziato “la critica”.

Il fatto che non lo conoscessi già (cosa che purtroppo o per fortuna succede spesso) mi ha portato ad arrivare nuovamente alla conclusione che in questo periodo storico in cui abbiamo a disposizione milioni di canzoni in streaming, radio, video, live, etc è nostro dovere non limitarci ad ascoltare sempre i soliti artisti, sempre i soliti gruppi per pigrizia o per mancanza di voglia di cercare. Ecco perché preferirò sempre un concerto di un artista sconosciuto al solito solito live della solita tribute band. Ecco perché mi capita spesso di andare anche da solo a concerti a caso il venerdì sera.

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